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FERIOLO
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| RITROVAMENTI
ARCHEOLOGICI |
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Feriolo si configura come una
delle aree di più antica frequentazione umana di tutto
il Vergante. Tra le attestazioni archeologiche di età
preistorica vengono infatti da Feriolo:
- una lama in selce ritoccata, identificabile forse come un
pugnale eneolitico, conservato presso il Museo L. Pigorini
di Roma;
- un grattatoio frontale corto e un raschiatoio in quarzo
da attribuire, vista la continuità d'uso di questi
strumenti, ad un periodo compreso tra l'eneolitico e l'età
del bronzo. Entrambi sono conservati presso l'Antiquarium
di Mergozzo;
- un'accetta litica in nefrite, rinvenuta in una cava posta
sopra il lago e conservata presso il Sig. Gramaccioli di Milano
che la ritrovò nel 1957.
Non è certamente un
caso la presenza proprio a Feriolo di simili ritrovamenti.
L'esistenza di un'altura a stretto contatto con il lago, fonte
di sostentamento e insieme via di comunicazione, e la sua
posizione strategica all'imbocco della Val d'Ossola ne hanno
fatto un luogo di insediamento privilegiato nel corso dei
secoli.
Non mancano le testimonianze di età romana:
- si ha notizia di una tomba
presso la torre;
- in località "il castello", sul dosso sovrastante
il lago a Nord della torre, si sono rinvenuti parecchi frammenti
di tavelloni a risvolto e coppi frammisti alle pietre dei
muretti a secco che delimitano la proprietà. Il simultaneo
ritrovamento di frammenti fittili fa evidentemente supporre
la presenza di edifici o strutture nelle quali questi tegoloni
venivano utilizzati per la copertura del tetto;
- una fusaiola in cotto, di epoca tardo imperiale;
- si ha notizia dei ritrovamenti durante gli scavi per la
costruzione dell'autostrada di monete e frammenti fittili
relativi probabilmente ad un corredo tombale nell'avvallamento
tra la collina del castello e il monte Camoscio.
Sappiamo peraltro del passaggio
per questo territorio di due tracciati viari romani: uno collinare
e uno litoraneo leggermente in costa su cui in questo secolo
fu modellato il tracciato ferroviario. Le due strade univano
in direzione Nord-Sud quasi tutti i centri del Verbano e si
ricollegavano a Baveno. Non si tratta di strade consolari,
ma probabilmente di preesistenti percorsi locali potenziati
in età imperiale.
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| LA
STORIA |
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Il documento più antico nel quale si
cita il Ferreolum Castrum risale all'inizio del XIII secolo:
in una lettera databile al secondo decennio del secolo il
vescono Tornielli di Novara ringrazia l'arcivescovo di Milano
Enrico da Settala per aver concesso la castellanza di Feriolo
ad un Raniero dei Visconti di Oleggio Castello, suo parente.
La dipendenza dalla mensa arcivescovile risulta anche dagli
statuti di Valtravaglia del 1283 nei quali era previsto l'obbligo
di rifornire di calce i castelli di Feriolo, Brovello e Angera.
Per tutti i secoli XII e XIII la zona è caratterizzata
da una frammentarietà amministrativa nella quale si
sovrappongono più poteri. Nel XII secolo i Da Castello
sono i feudatari più potenti della zona e ad essi viene
imposto dal Comune di Novara con il trattato di Buccione del
1200 la salvaguardia di tutti gli uomini e i mercanti transitanti
tra Feriolo e Palantia.
Nella ventennale opera di espansione di Milano nel Vergante,
la sentenza pontificia del 1199 fissa Feriolo come confine
settentrionale della giurisdizione arcivescovile di Milano.
A metà del XIV secolo, sotto il dominio visconteo,
ritroviamo la richiesta dei consoli della zona all'arcivescovo
Roberto Visconti di aiuto per la custodia del castello di
Feriolo.
Con il XV secolo inizia la sudditanza, che durerà fino
alla Rivoluzione Francese, di tutta l'area del lago ai Borromei:
risale a questo periodo una moneta ritrovata nel 1997 vicino
alla torre, una trillina di Francesco I Sforza (1450-1466).
Per la sua posizione privilegiata Feriolo continuò
a rivestire un ruolo fondamentale anche in campo economico,
come centro commerciale. In una lettera del 1585 si legge
che, durante una pestilenza, vennero messe 'due bone guardie'
presso il castello proprio perchè esso controllava
un punto di passaggio obbligato nel Vergante per terra. In
alcune descrizioni del Morigia dei primi anni del Seicento
il villaggio è ricordato per la produzione di fieno
e per il commercio del carbone.
L'ultimo documento di un certo interesse che si ricorda è
una lettera del 1652 dalla quale risulta che la contessa Isabella
d'Adda, da cui prende nome l'Isola Bella, passò per
il 'palazzo' di Feriolo e 'fece devozione alla Madonna' (probabilmente
alla Madonna della Scarpia o Rialto).
Tra gli avvenimenti degli ultimi due secoli rimangono l'epilogo
dello scontro tra sabaudi e patrioti cisalpini nella piana
di Feriolo (aprile 1798) e la tragica frana del 1867 che fece
sprofondare nel lago la strada del Sempione e una parte dell'abitato
causando la morte di 17 persone.
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| LA
CHIESA DI SAN CARLO |
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Il colpo d'occhio per chi arriva a Feriolo
da Baveno è particolarmente suggestivo: si coglie il
borgo nella sua interezza, con le case a due piani dai colori
vivaci e con i caratteristici balconcini poggianti su mensole
di granito e ricoperti di fiori.
Nel mezzo campeggia la Mole della Chiesa di San Carlo. Diventa
parrocchia separandosi da Baveno nel 1831. Sulla facciata
è segnato il livello raggiunto dall'innalzamento del
lago nel 1868, quando le acque giunsero sino a sette metri
sulla magra ordinaria; mentre la data sul muro perimetrale
della terrazza ricorda l'alluvione del 1993.
La facciata è scandita da quattro lesene, che proseguono
anche nella parte superiore e il coronamento è un timpano
triangolare con sbiadito affresco raffigurante il Borromeo.
L'interno è a navata unica con quattro cappelle laterali,
due per lato, coperte da volta a botte, e delimitate, le due
più prossime all'abside, da balaustre in granito.
Tutte le pareti sono scandite da enormi lesene in marmo nero,
con capitelli corinzi in stucco coperto da foglia d'oro. Le
due lesene sul fondo dell'abside hanno testine di cherubini
tra il fogliame d'acanto.
La chiesa è decorata da affreschi, statue e vetrate
policrome: nell'abside Episodi della vita di Cristo e di San
Carlo Borromeo, nelle cappelle laterali una statua della Madonna
del Rosario, un affresco col Battesimo di Cristo, una statua
di S. Carlo Borromeo, una statua di Santa Lucia affiancata
da angeli affrescati.
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| LA
TORRE |
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Posta su un colle che domina il lago e l'imbocco
della Val d'Ossola la torre ha una storia controversa. La
tradizione popolare la vuole di età romana, ma nelle
sue forme attuali è di certo attribuibile al Basso
Medioevo. Ciò non vieta di pensare che il sito su cui
si erige non possa aver avuto frequentazioni ben precedenti,
non solo romane (lo proverebbe il rinvenimento di materiale
da costruzione di quell'epoca sparso sull'altura), ma anche
preistoriche. Il dosso è difeso naturalmente su tre
lati, con due pareti di roccia a Est (a strapiombo sul lago)
e a Ovest e una sola via di accesso verso Mezzogiorno.
Nella tarda antichità in particolare tutti i territori
di confine posti su alture all'imbocco delle valli e delle
più importanti vie di comunicazione furono organizzati
a rete in funzione difensiva o anche solo di controllo e segnalazione.
Feriolo potrebbe quindi rientrare nel sistema di fortificazione
del limes alpino a protezione del passaggio sulla strada del
Sempione e dei valichi dell'Ossola. La tesi è avvalorata
dall'indagine sul territorio: ad ogni gomito della valle si
trova una torre visibile da quella immediatamente a valle
e a monte. Feriolo poteva comunicare con Mergozzo a Nord e
inviare segnali a Suna, e quindi al bacino del lago, a Sud.

La Torre di Guardia |
Sull'organizzazione militare tardo romana in castra si impianta
l'ordinamento longobardo delle iudiciarie: la torre di Feriolo,
il fortilizio del motto di Gravellona, la torre di Montorfano
e quella dell'isola di San Giovanni insieme formavano un importantissimo
sbarramento tra le due sponde del golfo occidentale del Verbano,
costituente la chiusa dell'Ossola. Né va dimenticata
la funzione del lago stesso come via di comunicazione e di
trasporto di uomini e merci, talvolta più veloce e
sicura delle vie di terra e inserita in un sistema fluvio-lacuale
già ben sviluppato in età romana.
Resta comunque indiscutibile l'attribuzione dell'edificio
oggi visibile ad opera medievale. Tanto più che la
storia lo spiega benissimo: il triangolo Suna-Feriolo-Mergozzo
era il cardine di una rete di fortilizi appartenenti alla
famiglia dei Da Castello, che in questo modo controllava quel
nodo di comunicazioni eccezionale che è il Montorfano.
Il primitivo nucleo fortificato dei signori (che proprio dalla
fortificazione originaria della famiglia trassero il patronimico
De Castello) era sull'isoletta di San Giovanni, terminale
di una rete abbracciante la foce del Toce e il centro del
lago. Si tratta di esempi assai modesti rispetto alle imponenti
rocche vescovili: torri talvolta circondate da uno o più
giri di mura così da creare un piccolo recinto-castello.
La tipologia appena descritta si adatta perfettamente al sito
di Feriolo, dove sono riconoscibili due giri di mura. Il primo
si snoda sul pianoro più alto del colle seguendo l'andamento
della roccia a delimitare l'area sulla quale si erge la torre.
Il muro, costruito con lo stesso materiale lapideo della torre
e certamente coevo ad essa, appare di buona fattura e presenta
delle feritoie per il tiro radente e delle aperture con arco
a tutto sesto. La seconda cinta invece è posteriore
all'impianto della torre, e si va ad innestare a Nord sulla
cerchia più antica, della quale ostruisce in più
punti le feritoie. Inoltre l'analisi della muratura fa pensare
a delle maestranze meno capaci che si servirono di materiale
di recupero (ciottoli, sassi non squadrati), mentre il muro
originario presenta dei filari di conci ben squadrati. Tuttavia
questa seconda operazione di recinzione aveva permesso di
ampliare notevolmente l'area militare, estendendo la difesa
a tutto il pianoro immediatamente a Sud della torre.
Il manufatto, in ossequio all'ardito verticalismo che contraddistingue
l'architettura militare della seconda metà del XII
secolo e dell'inizio del XIII, si eleva in alzato per nove
metri circa su di una pianta quadrata e presenta tracce di
un tetto a falda. La struttura è in conci regolari
di granito locale, con tonalità varianti dal bianco
al rosa, che sono legati da malta fabbricata con materiale
dello sperone dell'ArxTravalia. Esistevano tre piani più
un sotterraneo con volta a botte. L'ingresso non corrispondeva
a quello oggi visibile sul prospetto Est aperto in seguito
a rottura in basso a sinistra della facciata. La porta con
archivolto in conci in pietra è posta invece sul lato
di ponente a circa 4 metri di altezza da terra, ed era raggiungibile
solo con una scala movibile in legno.
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| MADONNA
DELLA SCARPIA |
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Nell'edificio posto lungo il rettilineo che
conduce a Gravellona, a 1,5 km circa da Feriolo, si venera
la cinquecentesca immagine della Vergine. Venne riedificato
nelle sue attuali forme dagli scalpellini all'inizio del Settecento.

La chiesa seicentesca della Madonna della "Scarpia"
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E' posto su un terrazzo sopraelevato e sostenuto
da un muraglione, e si affaccia su un sagrato di lastroni
di pietre sconnesse. Ha pianta ottagonale a lati disuguali
e vi si accede per un elegante e slanciato portale con stipiti
in granito e timpano a ricciolo.
Sul retro si trova la Sacrestia, addossata alla roccia della
montagna retrostante.
Dalla Chiesa parte la strada acciottolata che portava a Feriolo,
ma che è ora interrotta dalla cava moderna. La zona
è stata interessata da una recente alluvione che ha
reso necessario il rinforzo degli argini.
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