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  CITTA' DI BAVENO > Turismo -  Baveno GALLERIA FOTOGRAFICA



BAVENO


  RITROVAMENTI ARCHEOLOGICI

Certamente è attestata una frequentazione in epoca romana da numerosi ritrovamenti: le due epigrafi ora inserite sulla facciata della chiesa e quella conservata a Milano; tavelloni e frammenti fittili rinvenuti sotto il Battistero insieme a monete di Arcadio (383-408); la vasta necropoli venuta alla luce nel 1844 e 1868 nel parco della Villa Trotti (poi Adami, ora Galtrucco) e un tratto di muro scoperto insieme a monete del III sec. d.C. durante i lavori per la costruzione delle "Fonti di Baveno".


Lapide romana sulla facciata della Chiesa

La necropoli di villa Galtrucco era un piccolo sepolcreto con tombe e cremazione, databile alla prima età imperiale (I-II sec. d.C.), collocato probabilmente al di fuori dell'abitato, come prescrivevano le leggi, e lungo una via di comunicazione. Nel 1844 furono rinvenute tombe con deposizioni in urne cinerarie delimitate da pietre e accompagnate da corredo costituito da balsamari vitrei, oggetti d'ornamento, armi e monete di bronzo, fra cui una "Faustina Augusta", con ogni probabilità Annia Galeria Faustina (morta nel 175 d.C.). Nel 1868 furono scoperte invece circa quindici tombe con deposizione in urne cinerarie; il corredo era costituito da olpi, balsamari in vetro, oggetti di ornamento (fra i quali una fibula), patere (piatti) e coppette in terra sigillata, una ceramica particolarmente pregiata, prodotta ad Arezzo o in luogo su imitazione di modelli aretini. Le tombe contenevano anche monete di bronzo, alcune riferibili a Tiberio (14-37 d.C.) e Claudio (41-54 d.C.), che, come quelle rinvenute nel 1844, avevano forse la funzione del cosiddetto "obolo di Caronte" e cioè della moneta per pagare il terribile traghettatore di anime.


La scarsità delle notizie riguardanti il ritrovamento e la dispersione degli oggetti di corredo consentono solo di ipotizzare che il sepolcreto servisse un piccolo insediamento.
La frequentazione della zona del lungolago anche in età successiva è attestata dal muro scoperto presso le "Fonti di Baveno" insieme a monete degli imperatori di III sec.d.C.: era costituito da pietre di grandi dimensioni legate da malta e sul lato verso il lago si appoggiava direttamente su un masso.

 


  CHIESA DEI SS. GERVASO E PROTASO

La chiesa pievana si trova al centro di Baveno, e si affaccia sulla piazza costruita alla fine del '500 nell'area cimiteriale delimitata da una Via Crucis ottocentesca. Sulla destra si trova un edificio di volume compatto, con basamento a bugnato liscio e due ordini di finestre: inizialmente faceva parte della canonica, ma nel 1870 venne assorbito dallo Stato, ristrutturato in stile neoclassico e adibito a Municipio.


Il Complesso Monumentale

La dedicazione della chiesa rimanda ai due Santi Martiri romani, i cui corpi vennero trovati da Sant'Ambrogio, e testimonia così una sorta di dipendenza di Baveno dalla Diocesi milanese.
Ha facciata a capanna, divisa da una cornice marcapiano aggettante e coronata da archetti pensili in corrispondenza di quello che doveva essere il colmo dell'edificio primitivo.
Nella parte inferiore della facciata si trova il portale d'ingresso, sormontato da un arco a tutto sesto e strombato da quattro giri di modanature. I capitelli sono ornati da motivi diversi: a sinistra foglie di palma e treccia piatta, fiore stilizzato; a destra foglie appuntite e rosette, sormontate da modanatura piatta. La facciata si conclude con due grossi contrafforti e mostra le tracce di un'antica decorazione ad affresco: restano gli occhi di una figura centrale e la sagoma di una figura laterale di minori dimensioni, inserite in una cornice policroma gialla e rossa.
Ai lati del portale sono inserite due epigrafi romane.

A sinistra la prima, in marmo di Candoglia, ci fornisce informazioni riguardo alla romanizzazione di questi territori:

TROPHIMUS
TI(beri) CLAUDII CAES(aris)
AUGUSTI
GERMANIC(i) SER(vus)
DAP[H]IDIANUS
MEMORIAE
[Aeternae sacrum]

ossia "Trophimus Daphidianus servo di Tiberio Claudio Cesare Augusto. (Questo monumento è) sacro alla Memoria Eterna". Il nome di stampo greco indica che il nostro non era originario di queste zone; inoltre la definizione di servus insieme alla mancanza del praenomen individua una persona di condizione servile, e precisamente di un servo imperiale di Claudio; dal momento che l'imperatore Claudio governò dal 41 al 54 d.C. possiamo datare l'epigrafe intorno a questi anni. Inoltre dall'aggiunta di Daphidianus come secondo nome (gli schiavi solitamente avevano un solo nome) si deduce che era già stato servo di un altro padrone, un certo Daphidius: la terminazione in -anus indica infatti il cambiamento di proprietario per donazione. Il servo dedica questa iscrizione alla Memoria Eterna, una divinità romana. Probabilmente la presenza di uno schiavo imperiale in questa zona è attribuibile a motivi economici o militari.
La seconda iscrizione in gneiss si trova a destra in basso sotto il contrafforte:

[---]ALENTIUS
[---]NDORO
[---]RI

A causa della frammentarietà del testo non offre elementi sufficienti per datarla e trarre conclusioni riguardo alla condizione e all'origine del dedicante che si chiamava probabilmente Valentius.


Affresco della Crocifissione
sec. XIII

Il registro superiore della facciata della chiesa è scandito da slanciate lesene e mostra due bifore tamponate; vi sono poi due aperture: la finestra rettangolare e quella quadrilobata. La muratura è a conci regolari di blocchi ben squadrati, legati da malta stesa in strati sottili.
Anche il tratto di muro a Nord, tra le cappelle laterali e il corpo del campanile, è ascrivibile al periodo romanico, per via della muratura simile a quella della facciata e della decorazione ad archetti pensili in quarzite e laterizi, poggianti su piccole protome animali.
Alla struttura romanica si sovrappongono rifacimenti di epoche diverse: i tamponamenti delle bifore, gli affreschi dell'interno, l'aggiunta dell'attuale abside nel 1607, gli ingrandimenti delle cappelle laterali nel XVIII, la sacrestia del 1717, la volta barocca della navata.
L'interno è dunque frutto di successivi interventi e mostra la scena del Golgota con un grande crocifisso lineo e sull'arcone absidale i Santi Patroni; lungo le pareti l'Annunciazione attribuita a Camillo Procaccini (1551-1629), il Sacrificio di Isacco al Vermiglio e Santa Lucia di Isidoro Bianchi (1602-1690).
Nella terza cappella sulla destra, la Cappella del Crocifisso, si trovano due dipinti di Defendente Ferrari, probabilmente parte di un polittico: l'Adorazione della Vergine e la Presentazione al Tempio.

 

  IL CAMPANILE

La struttura del campanile è probabilmente datata ad un periodo compreso tra il 1050 e il 1075, quindi anteriore alle forme attuali della facciata della chiesa.
E' a sei piani su pianta quadrata; presentava in origine aperture di ampiezza crescente dal basso verso l'alto, ora tamponate, ad eccezione delle due piccole monofore del terzo piano con archetto e ghiera in laterizio. E' coronato dalla cella campanaria che taglia la preesistente cornice ad archetti pensili, ora solo in parte visibile.

 

  IL BATTISTERO

Al Battistero di accede tramite un porticato a quattro archi a tutto sesto su colonne di granito. Il livello del pavimento è inferiore rispetto a quello del sagrato, da ciò la necessità dei tre gradini.
Ha la pianta all'esterno quadrata e all'interno ottagonale, per via della presenza di nicchie alternativamente rettangolari e semicircolari ricavate nello spessore della muratura. E' sormontato da un tiburio ottagonale che mostra all'esterno una volta a spicchi, su arco ribassato e che poggia su mensole decorate a motivi vegetali stilizzati.


La volta "ad ombrello"

Sandro Mazza, autore di un approfondito studio sulle murature del Battistero, ha proposto una datazione al V sec.d.C. per analogia con piante di edifici datati a quel secolo (ad esempio il Battistero di Riva San Vitale): a corroborare questa ipotesi, sostenuta anche da altri studiosi, sono richiamate la posizione del Battistero e il ritrovamento di monete di Arcadio e laterizi romani.
Il Kingstey Porter invece ritiene che il Battistero sia stato costruito tra il 1150 e il 1175, parallelamente all'edificazione della chiesa considerando la somiglianza delle mensole di sostegno della volta del Battistero con quelle del portale della Chiesa. Una datazione al XII sec. è proposta anche da Ugo Monneret de Villard.
E' difficile tuttavia, senza un'analisi approfondita delle strutture murarie (attualmente impossibile per il rivestimento d'intonaco esterno) o senza uno scavo all'interno e intorno al Battistero, proporre una datazione solo sulle analogie planimetriche o stilistiche vista la possibilità di imitazione degli schemi più antichi.
Gli affreschi dell'interno sono del VXI secolo, e raffigurano sugli spicchi della cupola i Quattro Evangelisti (Marco col Leone, Marco con l'Angelo, Luca con il Toro e Giovanni con l'Aquila) con Padri della Chiesa (Ambrogio, Agostino, Gregorio Magno e Gerolamo).
Sulle pareti del tiburio episodi della Passione di Cristo; accanto alle finestre le Virtù Cardinali. Il ciclo sulle pareti delle nicchie raffigura la vita di San Giovanni Battista; gli episodi cominciano alla sinistra dell'Altare: Annunciazione della Nascita del Santo, Visita di Maria ad Elisabetta, Nascita del Santo, Preghiera del Battista nel deserto, Giovanni imprigionato da Erode, il Banchetto di Erode, la Decapitazione del Santo. Tutti gli episodi sono ben ambientati in ricche quinte architettoniche, e i personaggi raffigurati sono sia in abiti romani sia in abbigliamento cinquecentesco.
Il portico anteriore è datato 1628.
La forma del battistero è determinata dalle funzioni battesimali che si svolgono al suo interno e viene poi progressivamente modificata col cambiare delle tradizioni.
La forma ottagonale della pianta del Battistero ha un preciso significato simbolico: pone l'evento Battesimo nell'ottavo giorno, giorno della Resurrezione del "Nuovo Adamo" e riconosce nell'ottavo giorno il compimento della Creazione.

 

  VILLA BRANCA

La villa si trova sul lungolago di Baveno davanti al porticciolo: venne costruita tra il 1871 e il 1872 da Sir Henfrey che la volle in questo stile a emulazione del gotico inglese e fu chiamata Villa Clara. Alla morte di Sir Henfrey avvenuta intorno al 1890 la villa rimase chiusa fino al 1898 quando venne acquistata da Maria Scala Branca.
Diversi i contributi di Baveno e dei suoi cittadini alla costruzione dell'edificio: i graniti furono forniti dalla Ditta Elia, pittori e disegnatori furono Guzzi e Parea, mentre gli stuccatori, Lucca, Ferragutti e Lanfranconi, furono chiamati da Milano.


Villa Branca


La chiesa, di forma ottagonale, fu costruita qualche anno dopo.
La prima struttura appartenente alla villa è un corpo di fabbrica parallelepipedo, nel quale si aprono cinque finestroni e su cui si affaccia una terrazza con balaustra sormontata da statue classicheggianti.
La villa vera e propria si trova ad altezza maggiore, immersa nel verde e si staglia con la sua grande mole, movimentata da un piano a finestroni e da due ordini di finestre di dimensioni diverse. I tetti hanno a loro volta altezze e dimensioni irregolari e contribuiscono all'effetto di vivacità della struttura. L'edificio è sormontato, sul tetto più alto, da una terrazza, ai cui lati sorgono due torrette con tetto piramidale. L'insieme è coronato da pinnacoli e dalle finiture bianche dei particolari architettonici, in contrasto con il rosso della cortina muraria in mattoni.
L'interno della villa presenta un grande atrio a metà del quale ha inizio una scalinata a doppia rampa che conduce al primo piano dove si trovano diversi appartamenti.
Al secondo piano vi sono le stanze per gli ospiti e le camere di servizio, mentre le cucine e le dispense si trovano nel sotterraneo.
Nella proprietà è visibile anche un finto castello diroccato, edificato nel 1882-1883 allo scopo di mascherare la vista del nuovo Albergo Lido Palace (che ospitò tra gli altri lo statista Churchill e il compositore Wagner) sorto nella Villa Durazzo confinante con il giardino di Villa Branca.

 

  VILLA FEDORA

La villa costruita alla metà del secolo scorso, si trova appena oltre il Torrente Selvaspessa immersa nella ricca vegetazione del Parco Comunale e affacciata sul lago.
La struttura ha in facciata due ali laterali aggettanti che, proseguendo sul retro, formano un piccolo cortile. Il corpo centrale è a tre piani con due logge in stile dorico, sormontate da metope a grottesche su fondo azzurro.
Questo fabbricato a forma di H si collega ad un'altra struttura tramite una sorta di barchessa. Tutto l'insieme è stato ristrutturato in tempi recenti dalla Camera di Commercio che ne è la proprietaria.
E' qui che tra il 1904 e il 1924 soggiornò il noto compositore Umberto Giordano, maestro del nostro Verismo e autore, fra le altre opere, della Fedora (1898) e della Siberia (1903).


 



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